
Castello di Parella
<p>Parella ospita un <strong>castello </strong>del XIII secolo<br /> con rimaneggiamenti del XVII secolo, adibito a polo museale privato. Già appartenente al casato dei San Martino e poi dei conti di Ivrea, fu edificato sui resti di una struttura dell'alto medioevo.<br /> Strutturato su tre livelli, ha altrettanti cortili interni prospicienti vari edifici e attorniati da un parco; al secolo successivo risale la torre di forma tonda ornata con fregi in cotto. Gli interni sono decorati con preziosi affreschi e finte architetture. La Sala di Giove ha una sontuosa volta a carena di nave e affreschi di tema storico-mitologico e contiene una galleria di uomini illustri dell'epoca medioevale. La quadreria ha invece la volta decorata con sei scene allegoriche che rievocano vari temi: amore, giustizia, fede, forza, virtù e valore.<br /> <br /> La versione più popolare narra che i Conti San Martino di Parella discendano da Arduino, primo re d’Italia.</p><p>Infatti dopo Arduino comparvero sulla scena i conti del Canavese, titolo che deriva probabilmente da una “curtis Canava” di origine romana esistente nel territorio che oggi comprende Valperga, Salassa e Cuorgnè; questo titolo poi sparì dinnanzi alle denominazioni più specifiche di conti di Castellamonte, di Masino, di San Martino e di Valperga.</p><p>Esistono diversi alberi genealogici dei conti San Martino, e tutti passano per Dadone (per alcuni conte di Pombia e per altri conte di Torino), che ebbe due figli: Arduino e Guiberto, per cui qualche storico considera Guiberto capostipite dei conti del Canavese anzichè il più famoso Arduino.</p><p>Quasi tutte le genealogie partono, velleitariamente, da Carlo Magno; ma esiste anche una versione, minoritaria, che pone come capostipite dei San Martino Desiderio, ultimo re dei Longobardi, sconfitto e detronizzato proprio da Carlo Magno.<br /> Con la morte di Alessio III, nel 1801, il castello passò in usufrutto agli eredi e via via in seguito, a numerosi proprietari, nobili e borghesi, alle suore francesi di clausura «della Visitazione», ai Padri Bianchi Missionari d’Africa, che vi stabilirono il loro seminario. Nel 1962 la proprietà passò a Gian Luigi Dotto e negli anni a cavallo del 2000 il castello fu venduto ad una società che a seguito del suo fallimento lo ha lasciato in stato di totale abbandono fino ad oggi.</p><p>Il <strong>restauro</strong> del castello di Parella, acquisito da Manital nel giugno 2011, è parte fondamentale di un progetto imprenditoriale che ha radici profonde nella forte volontà di valorizzare, arricchire e far conoscere un territorio, ricco di tradizioni e di bellezze naturali.</p><p>In questo contesto il castello di Parella si pone come il perno fondamentale su cui impostare un progetto di riqualificazione più ampio, non solo dell’edificio stesso con il suo parco e la sua vigna storica, ma anche dell’area adiacente il castello sui cui sorgeva lo storico Vivaio impiantato negli anni ‘50 da Adriano Olivetti, che già allora aveva intuito l’importanza di una offerta di lavoro varia e differenziata sul territorio.<br /> Dal punto di vista turistico, il Castello di Parella ed il parco agricolo, si pongono l’obiettivo di divenire il punto di partenza per far scoprire le bellezze di un territorio poco conosciuto ai più, luogo ideale in cui far conoscere ai bambini l’importanza della propria «terra» e in cui la persona potrà vivere l’armonia tra storia e natura.<br /> www.castellodiparella.it</p><p> </p>
Indirizzo
Via Carandini, 40 - 10010
Parella (TO)